Il contratto di fornitura di acqua, rientrante tra i c.d. “contratti di utenza” , costituisce un particolare tipo di contratto di somministrazione stipulato in regime di servizio pubblico ed avente ad oggetto una prestazione continuativa – l’erogazione idrica da parte del gestore – in cambio del versamento di un corrispettivo periodico da parte dell’utente – consumatore, sia esso un Condominio ovvero un nucleo familiare.

Il corrispettivo, di regola, viene commisurato alla quantità di acqua realmente utilizzata. Può, tuttavia, accadere  che l’utente si veda recapitare  “maxibollette” con  importi spropositati dovuti ad addebiti di consumi anomali ed eccessivi rispetto al consueto fabbisogno. 

Come comportarsi in tali casi? Il titolare dell’utenza è tenuto a pagare la bolletta? Quali tutele ha a disposizione? Andiamo ad approfondire.

1. MEZZI DI TUTELA DELL’UTENTE

1a. RECLAMO

Il primo passo da compiere consiste nel contestare la bolletta, attraverso la presentazione di un reclamo alla Società responsabile dell’erogazione del servizio, chiedendo la fatturazione in base all’autolettura.

Tale  reclamo va presentato entro la data di scadenza indicata nella  bolletta oggetto di contestazione.

Il gestore del servizio idrico ha 30 giorni di tempo per riscontrare il reclamo ovvero per ricalcolare i consumi.    

1b. MEDIAZIONE OBBLIGATORIA

Qualora il gestore rimanga in silenzio ovvero qualora il riscontro offerto risulti insoddisfacente, il titolare dell’utenza idrica, per insistere nella propria contestazione, dovrà esperire un tentativo di conciliazione con il gestore stesso. Trattasi, difatti, di controversie per le quali la mediazione ha natura obbligatoria, così come  stabilito dal TICO (Testo Integrato di Conciliazione per le controversie tra utenti finali e operatori nei settori regolati dall’autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico), approvato dall’Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas ed il Sistema Idrico con delibera nr. 209/2016 ed  entrato in vigore il 1° gennaio 2017.   In particolare l’utente, dopo l’inutile proposizione del reclamo all’ente gestore del servizio idrico, e prima di proporre una domanda giudiziale contro lo stesso,  dovrà ricorrere al Servizio di Conciliazione presso lo Sportello del Consumatore gestito da ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) o, in alternativa, dovrà ricorrere agli altri organismi di mediazione previsti dal TICO quali associazioni dei consumatori, associazioni  di categoria o Camere di Commercio.

La domanda  di mediazione deve rispettare alcuni requisiti essenziali indicati dal TICO (cfr. art. 6), in difetto dei quali il Servizio Conciliazione o l’Organismo interessato emetterà una declaratoria di inammissibilità della domanda e provvederà alla relativa archiviazione (cfr. art. 7) .  Verificata l’ammissibilità della domanda, entro 7 giorni dalla ricezione della stessa, il Servizio di Conciliazione comunica in via telematica l’avvio della procedura e la data del primo incontro alle parti, le quali partecipano senza necessità  dell’assistenza di un avvocato, pur potendo sempre nominarlo. 

La procedura deve concludersi entro 90 giorni dalla proposizione della domanda, prorogabile, alla presenza di specifiche condizioni, per una sola volta e per ulteriori trenta giorni.

Il Conciliatore, al termine, redige un verbale nel quale indica i punti controversi e l’esito del tentativo.

In caso di ESITO POSITIVO, l’accordo raggiunto  contenuto nel verbale non ha carattere vincolante, salvo che il regolamento dell’Organismo di mediazione lo preveda espressamente.

In caso di ESITO NEGATIVO l’utente potrà adire l’Autorità Giudiziaria.

Nel frattempo, per evitare il distacco dell’acqua, potrà: 

– o pagare integralmente la bolletta contestata, recuperando quanto versato a conguaglio una volta conclusosi favorevolmente il procedimento davanti al Giudice;

– o pagare soltanto l’importo relativo ai consumi  reali presunti, anziché a quelli sproporzionati, condizionando il pagamento del residuo all’esito dell’accertamento giurisdizionale dei fatti.

2. CONTENZIOSO: MASSIME E PRINCIPI GIURISPRUDENZIALI

Quanto al contenzioso giudiziario, recenti pronunce della giurisprudenza, sia di legittimità che di merito, hanno cristallizzato importanti principi in materia di onere probatorio, nonché di obblighi gravanti sulle parti del contratto di somministrazione idrica.

In particolare è stato chiarito che, qualora si verifichino consumi anomali di acqua, in forza del principio di vicinanza della prova, spetta all’utente contestare il malfunzionamento del contattore – richiedendone la verifica – e dimostrare l’entità dei consumi effettuati nel periodo, avuto riguardo al dato statistico di consumo normalmente rilevato in precedenti bollette e corrispondente agli ordinari impieghi del bene somministrato. Contestazione che va necessariamente fatta per iscritto.

Contrariamente incombe sul gestore l’onere di provare che lo strumento di misurazione è regolarmente funzionante: in quest’ultimo caso, l’utente, per liberarsi dal pagamento della bolletta, dovrà dimostrare che l’eccessività dei consumi è imputabile a terzi e, altresì, che l’impiego abusivo non è stato agevolato da sue condotte negligenti nell’adozione di misure di controllo idonee ad impedire altrui condotte illecite (Cfr., sul punto, Cass. civ., ordinanza nr. 836/2021, laddove si afferma: “la rilevazione dei consumi mediante contatore è assistita da una mera presunzione semplice di veridicità sicché, in caso di contestazione, grava sul somministrante……[OMISSIS]…..l’onere di provare che il contatore era perfettamente funzionante, mentre il fruitore deve dimostrare che l’eccessività dei consumi è dovuta a fattori esterni al suo controllo e che non avrebbe potuto evitare con un’attenta custodia dell’impianto, ovvero di aver diligentemente vigilato affinché eventuali intrusioni di terzi non potessero alterare il normale funzionamento del misuratore o determinare un incremento dei consumi”. Il caso di specie, peraltro, vedeva coinvolto un Condominio, il quale, pur avendo concluso due diversi contratti  di fornitura idrica per l’installazione di due diversi contatori nel caseggiato, si ritrovava installato un unico contatore in relazione al quale, nel corso del tempo, venivano rilevati consumi anomali. L’amministratore, tuttavia, si limitava ad una contestazione verbale delle bollette, tanto che, in sede di opposizione al decreto ingiuntivo attivato dal fornitore, si vedeva respingere le sue richieste proprio in ragione dei principi poc’anzi illustrati.

In senso conforme si possono confrontare Cass. civ., ordinanze nr. 297/2020, nr. 19154/2018 e nr. 30290/2017. Quanto alla giurisprudenza di merito cfr., a titolo di esempio,  Tribunale di  Oristano, sentenza 12 gennaio 2019).

Parimenti, sulla scia di orientamenti sempre più favorevoli al consumatore, è stato ulteriormente precisato che l’utente deve essere sempre posto in condizione di avere pronta contezza dell’anomalia del consumo, in modo da potersi tempestivamente attivare per evitare l’aggravarsi del danno.

Tale onere di informazione da parte del gestore viene fatto discendere non solo dall’obbligo di comportarsi secondo buona fede e correttezza incombente sulle parti del contratto ex art. 1175 c.c., ma altresì dagli altri obblighi gravanti su tutti i gestori del servizio di fornitura di acqua sulla base della Carta del Servizio Idrico Integrato.

Tale documento, difatti, costituisce parte integrante del contratto di fornitura e, pertanto, è vincolante per ambo le parti al pari del contratto stesso. In particolare la Carta definisce gli impegni assunti dal gestore nei confronti dell’utente, improntandoli a principi di trasparenza e correttezza reciproca.

Di talché il gestore che manchi di segnalare tempestivamente all’utente il carattere anomalo dei consumi registrati a suo carico si rende responsabile di inadempimento per mancato rispetto delle prescrizioni imposte dalla Carta ed è tenuto a risarcire all’utente gli eventuali danni subiti per l’anomalia (Cfr., sul punto, la recentissima Cass. civ., ordinanza nr. 24904 del 15 settembre 2021 , laddove si afferma: “preso atto degli obblighi di correttezza e buona fede gravanti sulle parti del contratto di somministrazione idrica, il semplice invio di una fattura commerciale relativa ai consumi anomali registrati, a distanza di oltre due mesi dalla loro rilevazione e senza alcuna espressa segnalazione del loro carattere anomalo, non consente di ritenere correttamente adempiuto l’obbligo comunicativo previsto per l’azienda fornitrice…..l’adempimento o meno del cliente al suo onere di verificare il regolare funzionamento dell’impianto e del contatore, nonché di effettuare la cosiddetta autolettura non basta ad escludere l’inadempimento dell’azienda al proprio (distinto) obbligo di segnalazione dei consumi anomali. Di conseguenza, è sacrosanto il diritto dell’utente ad ottenere dall’azienda il risarcimento del danno subito”).

Avv. Federica Maccioni